Signori, si chiude
Ammetto di non aver mai aggiornato questo spazio con frequenza, ma è tempo di cambiamenti, e voglio cercare di convogliare le energie in meno luoghi possibili. Per questo, dopo aver fatto una specie di acrobazia di URL, chiudo questo spazio, il cui indirizzo è ora http://old-morrick.tumblr.com. (Chiudo ma non cancello, perché ho comunque pubblicato più di 250 post qui, ed è giusto che un archivio rimanga).
Tutto ora viene passato a The Quillink annotated, che ha ereditato l’URL http://morrick.tumblr.com/ e i contenuti di The Quillink notebook. Con l’imminente lancio del mio nuovo sito personale, questa mossa, all’apparenza caotica, è invece coerente.
Vi prometto che questo è l’ultimo casino che combino. Grazie ai pochi che mi hanno seguito fin qui.
RM
Il bravo Luca Barcellona ha scritto un gran intervento qualche mese fa, che purtroppo ho notato solo ora. Lo riporto interamente:
Ciao Luca,
innanzitutto volevo farti i complimenti per i tuoi lavori, veramente belli.
Cioè, in realtà ho visto solo un paio di cose, ma credo tu sia molto bravo.
Sono Claudia, lavoro per un’agenzia di comunicazione e vorremmo coinvolgerti in un lavoro di advertising per un grande brand con cui stiamo lavorando. Ti allego il brief. Purtroppo per questo progetto non abbiamo budget, ma garantiamo una grande visibilità (stampa, affissioni, web, etc.). Ah, dimenticavo, siccome i tempi sono strettissimi, potresti mandarci delle prove, diciamo entro mezz’ora?
Grazie.
È più o meno questo il tenore delle richieste di lavoro che mi capita di ricevere. Cioè, magari non così belle: in alcune si parla solo del budget, altre di progetti no profit, spesso di tempi strettissimi, ma solo nei casi più fortunati questi elementi coincidono.
Ora, il punto è questo: ma che diavolo sta succedendo?!? Com’è possibile che delle persone chiedano del lavoro in cambio di nulla, o di visibilità? Se vado a fare la spesa, non mi sogno neanche lontanamente di dire al cassiere che non ho soldi per pagarla ma che farò molta pubblicità al supermercato, o che pagherò a 90 giorni. E se vado al ristorante e ordino gli spaghetti, aspetto il tempo necessario perché vengano cucinati: non chiedo di portarmeli in 3 minuti, perché farebbero schifo e sarei scontento del servizio, come ne andrebbe del buon nome del ristoratore. E allora perché si è diffuso questo tipo di richieste? Ho cercato di capirlo, e la conclusione a cui sono arrivato è semplicemente che glielo abbiamo concesso noi.
Noi include una miriade di categorie di lavoratori, non solo i designer. Le categorie non si contano. E mi viene da pensare che il supermercato, il ristoratore e l’artigiano, siano più furbi di noi. So a cosa state pensando: “o è così, o non si lavora”. E allora eccoci a dire di si, e giù a fare le nottate per consegnare un lavoro in tempo, per poi scoprire che quello che abbiamo fatto in fretta e furia, cercando di mettercela tutta per far conciliare i tempi con la qualità, viene visionato e utilizzato tre settimane dopo. E a noi sarebbe bastato un giorno in più per fare un lavoro molto migliore.
Parlando del mio settore, si è diffusa l’idea che basta avere un computer per essere designer, e il numero dei grafici e creativi (o presunti tali) è mostruosamente aumentato, e i clienti sanno che possono giocare al ribasso; è il mercato, ok. Se non ti sta bene il prezzo, allora chiamano un altro.
È più che mai fondamentale specializzarsi nel proprio campo d’azione, rendersi indispensabili, in modo che la differenza si veda ad occhio nudo.
Sono convinto che questa situazione si possa cominciare a cambiare, ovviamente con molta fatica, per tornare ad avere una qualità del lavoro migliore e con tempi più umani.
Abbiamo abituato i clienti ad avere l’impossibile, ed ora dobbiamo cominciare a spiegargli che più di così non si può tirare la corda. Basterebbe rispondere a tono alle richieste assurde, smettere di aver paura di perdere il lavoro e mostrare un po’ più di dignità. Altrimenti quello che è assurdo diventa normale, e l’esperienza ci insegna che sarebbe meglio che non succedesse.
Da segnarsi:
- Luca Barcellona su Flickr
- Luca Barcellona Gold Series
Domande e Risposte Apple sui dati relativi alla posizione geografica
Stavo per tradurre l’originale inglese, ma noto con piacere che Apple mi ha risparmiato la fatica. I paranoici preoccupati per lo pseudo-scandalo dell’iPhone che pare “registri ogni nostra mossa” farebbero bene a leggere.
Mac App Store: incoerenze nella versione italiana
Chissà perché non sono sorpreso.
Molte delle categorie di applicazioni nel Mac App Store ricalcano quelle a cui ci ha abituato da tempo l’App Store della piattaforma iOS. Avendo il mio account principale negli Store spagnoli, non mi ero accorto subito della discrepanza che sto per illustrare.
Bene, nell’App Store per iOS, la categoria che in inglese si chiama Entertainment è stata giustamente tradotta Intrattenimento in italiano. Il termine, infatti, abbraccia tutta una serie di applicazioni per svagarsi, passare il tempo. Giochini, ma non solo: rompicapi, applicazioni che creano effetti divertenti come voci modificate e caricature, guide ai programmi TV, applicazioni per il video, eccetera.
Se lanciamo il Mac App Store e facciamo clic sull’icona Categories nella parte superiore dell’interfaccia1, verrà visualizzata una schermata con tutte le categorie, e qui Entertainment è stato tradotto con…

…pur essendovi lo stesso genere di applicazioni che si trovano nell’App Store iOS — applicazioni che non hanno molto a che vedere con lo spettacolo in senso stretto. Tuttavia, entrando in questa sezione, la schermata principale si presenta così:

Come potete vedere, in alto a destra rimane la dicitura Spettacolo, a indicare il titolo della categoria, ma a sinistra ci si riferisce alle applicazioni con il termine più corretto di Intrattenimento.
Più passa il tempo e noto dettagli come questi, più mi chiedo se venga effettuato un controllo qualità sulle localizzazioni dei prodotti e del sito di Apple, specie la versione italiana (quella spagnola non presenta simili problemi).
1. Che poi non si capisce perché le cinque icone nella barra superiore dell’interfaccia del Mac App Store rimangano in inglese, a prescindere dalla lingua principale dell’interfaccia di Mac OS X e a prescindere dalla lingua dello Store in cui ci si è autenticati.
Nascondere le immagini nei feed RSS in Safari
Un suggerimento davvero ottimo da Mac OS X Hints. Vi sarà molto utile se, come me, ogni tanto date un’occhiata veloce ai feed RSS direttamente da Safari; e se, come me, siete sommamente infastiditi dall’abitudine ormai radicata di inserire immagini ovunque, anche e soprattutto quando nel feed compare solo un riassunto dell’articolo. Un caso eclatante è Macworld.com: una riga e mezza di riassunto, un’enorme icona per ogni articolo, che porta via spazio inutilmente e nulla aggiunge al valore dell’articolo.
Il suggerimento che ho trovato su Mac OS X Hints prevede di aprire un editor di testo qualunque (come TextWrangler, gratuito) e scrivere:
@charset "UTF-8"; .apple-rss-article-body img{display:none};
Salvatelo come file CSS (per esempio noimg.css) e mettetelo in un luogo sicuro (il mio si trova nella cartella Documenti nella mia Home). Poi entrate nelle Preferenze di Safari, andate alla sezione Avanzate, e scegliete ‘Altro…’ dal menu a discesa Foglio di stile. Individuate il file CSS che avete appena salvato e selezionatelo. Le immagini dai feed spariranno.
La pagina di aiuto dell’Apple Store in italiano
Lo so, ultimamente questo spazio è diventato quasi un pretesto per parlare degli svarioni di traduzione da inglese a italiano che mi capita di incontrare mentre lavoro. Abbiate pazienza, ma questa merita davvero.
Andate alla pagina di aiuto dell’Apple Store in italiano e inorridite. Aggiungo qui una schermata per archiviazione futura:

Osservate soprattutto il riquadro centrale: Mange il vostro ordine. Sì, è proprio scritto così. Per non parlare della confusione delle persone: in un punto si dà del Lei, in un altro si dà del voi, a volte anche nel contesto della stessa frase (Annulli e cambi il vostro ordine). Facendo clic e leggendo nelle varie sottosezioni, l’italiano che si trova è di questo tenore.
Ritengo assolutamente vergognoso che un’azienda come Apple, che in molti altri contesti dimostra di curare con estrema attenzione il proprio sito, tratti la localizzazione in altre lingue in questo modo.
Apple, se ti serve un consulente io sono qui.
Ancora sviste di localizzazione
Questa è la schermata delle preferenze Tastiera su iPhone (Impostazioni > Generali > Tastiera). Purtroppo, rispetto all’inglese, l’italiano non è una lingua sintetica, e quando lo spazio è poco e bisogna ficcarci una descrizione, beh, qualche lettera finisce con l’essere sacrificata — in questo caso la t di tocca. E anche barra spaziatrice ha dovuto essere abbreviato.
In realtà lo spazio per una terza riga di testo ci sarebbe. A volte una riga in più aiuta a far bella figura. È sempre la solita storia: Apple ci ha abituati alla cura per i dettagli, ma quando si tratta di localizzare un’interfaccia, i risultati lasciano a desiderare. Qui non è tanto l’effetto di comicità involontaria di quel occa due volte, è proprio la sensazione di sciatteria che trasmette una localizzazione fatta così.
iMovie ‘11 e il pannello Bordato
Ovvero, l’ennesima sciocchezza nella localizzazione di un’interfaccia
Nell’immagine qui sotto potete vedere, e riconoscere, una delle novità di iMovie ‘11, cioè la finestra a pannelli necessaria per iniziare a impostare un trailer cinematografico. Il pannello in evidenza è Outline. Ora, Outline è uno dei tanti termini inglesi che possono tradursi in mille modi a seconda del contesto. Qui è evidente che la traduzione più appropriata è Schema o Struttura, visto che raccoglie tutta una serie di dati necessari al trailer.

Sapete invece come è stato localizzato? Così:

Bordato! Bordato non significa nulla qui. Outline si può tradurre Bordato quando si parla di stili di font (tondo, grassetto, corsivo, sottolineato, ombreggiato, bordato…). Evidentemente lo hanno tradotto gli stessi signori (o le stesse macchine) che hanno tradotto quest’altra perla.
Dai, Apple. Se ti serve un consulente per la localizzazione italiana io sono qui…
Facebook si basa su un modello molto rigido e grossolano di come sono le persone. Raduna tutti in un’unica grande stanza: amici, colleghi, partner, quel tizio che viveva nel vostro quartiere ma che poi si è trasferito dopo la quinta elementare… Fonde insieme la vostra identità di lavoro con l’identità domestica, il vostro io di ieri con quello di oggi, in un singolo, generico, prodotto estruso. Sospende quel processo naturale per cui i vecchi amici si allontanano col tempo, permettendo il loro continuo accumularsi, producendo il corrispettivo sociale dell’insufficienza epatica. Su Facebook esiste solo un tipo di rapporto: l’amicizia, che intrattenete con chiunque. Siete amici del vostro coniuge, e siete amici del vostro idraulico.
Dal profilo su Mark Zuckerberg per Time di Lev Grossman
(traduzione del frammento: Riccardo Mori)

